ombelico di venere, umbilicus rupestris anche nel piatto

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Umbilicus rupestris, ombelico di venere

L’ombelico di venere o per meglio dire umbilicus rupestris è una pianta perenne della famiglia delle Crassulaceae. Si presenta come succulenta e carnosa, senza peli, che può ricordare almento all’apparenza, per quanto riguarda la forma delle foglie, quelle del nasturzio. Le foglie ombelicate hanno bordi arrotondati, poco evidenti ed una fossetta nel mezzo, proprio in corrispondenza dell’attaccatura dello stelo.
Le foglie dell’ombelico di venere sono carnose ed arrotondate di color verde abbastanza intenso, con infossatura più o meno marcata nel punto in cui la foglia si unisce allo stelo. Poichè le radici della pianta a tubero sferico sono molto superficiali e fragili la stessa può essere facilmente rimossa. Quindi è bene coglierle le foglie con attenzione. I piccoli fiori campanulati con calice a 5 sepali e corolle di color bianco, verde, giallino si sviluppano in racemi allungati. I frutti contengono tanti semi bruni oblunghi.

Etimologia ed altri nomi

Il nome del genere dal latino umbilicus si riferisce all’ombelico, per la forma delle foglie depresse centralmente, mentre il nome rupestris indica l’habitat. In inglese la pianta si chiama Rock navelwort.

Habitat e diffusione

La pianta predilige ambienti umidi,  non esposti direttamente al sole. Cresce in posizione semi ombrosa su muri ricoperti di muschio, su pareti, crepe di muri, tra le fessure delle pietre, fino a 1000 m. E’ originaria dell’Europa occidentale ed è diffusa allo stato spontaneo nelle zone a clima temperato. In Italia cresce un po’ ovunque, nelle zone collinari, marine e montane fino 1000 metri di quota.

Proprietà

La pianta ha proprietà lenitive e rinfrescanti. Viene riportato l’uso delle foglie su calli, verruche, foruncoli e scottature.
Il succo della stessa era usato come rudimentale matita per segnare i tessuti per il colore giallo che scompariva con il lavaggio.

Utilizzo in cucina

In cucina si usano le foglie con gli steli delle piante giovani per arricchire misticanze, insalate e sandwich insieme ad esempio all’acetosa ed all’erba cipollina. Le giovani foglie fresche con i gambi, dalla consistenza tipica delle piante succulente sono ricche di sali minerali, calcio, potassio, silicio, ferro. Hanno un sapore delicato  di lattuga se raccolte in inverno o all’inizio della primavera.

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Bibliografia

Etnobotanica in Calabria, Lupia Antonella, Carmine, Raffaele, edizioni Rubbettino, 2017

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