Orto naturale, disordinato della biodiversità, le fasi

Come fare un orto naturale le fasi e l’irrigazione 

Quando decisi di realizzare il mio orto naturale, disordinato della biodiversità pensai anche a come irrigarlo il meno possibile.
L’acqua è un bene prezioso ed io non disponevo di un pozzo per la raccolta di acqua piovana.
Così osservai la natura chiedendole come fare per irrigare il meno possibile, a parte nella fase iniziale di semina e germinazione dei semi.
Non volevo comprare un impianto di irrigazione, non lo volevo nemmeno pensare.
Non avevo nemmeno i soldi per cui pensai che in natura  la pioggia viene quando vuole e si autogestisce. 
Così collocai il mio orto in una posizione ove potesse servirsi dell’ombra creata da alcuni giovani alberelli da frutto, di modo che ci fosse sia luce sia ombra leggera. L’ombra delle piante avrebbe moderato il calore del sole.
Realizzai l’orto naturale a ridosso di una siepe di alloro  di modo che avesse più protezione sul lato nord, al fine di mitigare le correnti fredde dell’inverno.
Poi coprii la terra con una coperta leggera di foglie dell’albero del caco, di modo che si creasse costante calore, umidità e nutrimento, grazie alla decomposizione delle foglie nel tempo.
Usai anche pezzi di corteccia di bosco e resti di piccole potature tritate.
Usai quello che avevo a disposizione sul campo ed in natura per creare il mio orto della biodiversità.

I bancali di terra orto naturale

Le semine su bancali di terra, naturale senza chimica

Rifacendomi al mio progetto iniziale piantai, ai due capi estremi dell’orto, le mie erbe aromatiche preferite. Queste erano melissa, lavanda e timo.
Le erbe aromatiche hanno la funzione di allontanare gli insetti nocivi.
Non estirpai le piante spontanee del trifoglio rosso,  del silene e della piantaggine che crescono spontanee. 
Le piante spontanee ci alimentano e certe come il trifoglio rosso concimano il terreno.
Poi contornai ogni quadrato di terra o bancale con aglio e cipolle (liliaceae), sempre per la difesa degli ortaggi dagli insetti predatori.
Ad ottobre, seminai un sui bancali un contorno di fave e piselli, sempre su ogni quadrato.
Questo lo feci perché non volevo ricorrere ad alcun tipo di concimazione chimica.
Per concimare mi avevano già aiutata le galline l’anno prima, visto che le tenevo libere nel prato.

Poi seminai le leguminose (fave e piselli) perché sapevo del loro potere di fissare l’azoto nel terreno, al fine di nutrire gli altri vegetali che ne consumano di più come pomodori, melanzane e zucchine.

Progetto orto naturale

Seminai  qui e la anche semi di senape  ‘sinapis alba’ perché aerasse la terra  con le sue radici e creasse ombra alle piante più basse che sarebbero nate intorno a lei. L’insalata venne bellissima!

L’orto naturale, disordinato della biodiversità

Poi pensai alle monoculture che uccidono la biodiversità e decisi di procedere controcorrente e seminai un miscuglio di ortaggi e fiori edibili, tutti di specie diverse, ecco perché lo chiamai orto disordinato della biodiversità . Questo avrebbe alimentato le sinergie dando colore ed allegria all’orto e avrei visto tornare insetti buoni e farfalle.
Avevo creato l’orto del disordine bio diverso.
Infatti non volevo ordine nel mio orto, volevo caos.
Tutti questi vegetali e fiori avrebbero convissuto nello stesso luogo, come una grande famiglia fatta di individui unici e diversi.
Tutti avrebbero collaborato tra loro.
Avrebbe scelto la Natura, secondo le sue leggi, quale specie sarebbe sopravvissuta meglio ed io avrei visto quali sinergie di specie vegetali si sarebbero create dando frutto.
Fu molto divertente raccogliere cercando qui e là quello di cui avevo bisogno.
Feci come fa un animale in natura, seguii l’istinto.

Il metodo di semina e la raccolta

Le varie semine che decisi di fare le realizzai con il metodo della semina a spaglio, mischiando terra, sabbia e semi diversi, da lanciare come si getta il riso ai matrimoni.
Così vi racconto i miei lavori agricoli ricordando l’epoca di semina.
La prima semina la feci all’inizio della primavera, forse  ancora  in inverno.
Contestualmente posi a dimora i sostegni per i pomodori che avevo deciso di riprodurre da seme mediante dischi di torba pressata che tenni costantemente umidi tutto l’inverno, al riparo ed alla luce, sui davanzali interni delle finestre di casa.
Fu un grande lavoro di devozione, gioia e ricompensa.
Avevo creato il mio orto senso-sinergico.

La crescita degli ortaggi e la raccolta

Fu felicità immensa vedere  nel tempo la crescita e l’evoluzione delle varie piante.
Ogni giorno era una nuova scoperta fatta di bellezza, colore, profumo, vita.
Che gusto! Lo avrebbero capito a breve i miei sensi assaporandone i doni!
La prima cosa che mangiai all’inizio del mese di maggio furono le fave, i piselli e la lattuga.
Tutto era sanissimo! Nemmeno le lumache avevano osato attaccare l’insalata. Mi chiedo ancora adesso il perchè!!! Vidi che erano tornate anche le coccinelle! Fu un susseguirsi di emozioni!
Fare questo orto era stato come creare un’oasi di biodiversità.
Non ho parole per descrivere i gusti di verdure, fiori e frutti completamente bio!
Fu molto stimolante raccogliere  prelibatezze dal gusto ben tipizzato, inusuale, d’altri tempi.
Era un sapore che il palato riconosceva come vero, primordiale, autoctono.
Ricordo che mi capitava spesso di mangiare sul posto, senza lavarle, foglie di costine, rucola e barbabietola rossa e fragole e piselli con ancora la buccia.
Per la prima volta nella vita vedevo ed assaggiavo la scorzonera!
Così raccoglievo carote, rape e sradicavo finocchi! Tutto era biologico ed a km 0!
Non avevo usato nulla di chimico per fertilizzare, non avevo fatto arature profonde, non avevo diserbato. Avevo rispettato la natura ed ero felice.


Bibliografia:
La rivoluzione di Dio, della natura e dell’uomo, Masanobu Fukuoka, Libreria editrice fiorentina, Quaderni d’Ontignano, 2008
L’orto sinergico, Marina Ferrara, Edizioni l’età dell’acquario, 2014

 

Patrizia Gaidano@ Copyright

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