le varietà di agave

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Le agavi

In natura ci sono moltissime varietà di agave.
Personalmente adoro l’agave angustifolia, quella a foglie più strette,  della famiglia delle asparagaceae, che si vede spontaneamente lungo le coste marine. Complice il profumo del mare penso alla pianta longeva dell’agave che costeggia la ferrovia di un piccolo paesino del sud  Italia e tutto diventa paesaggio da cartolina.

L’agave angustifolia ed il suo fiore

La pianta dell’agave si presenta con un’amplia rosetta di foglie succulente carnose a nervatura parallela larghe fino a 25 cm e lunghe fino a due metri. La pianta ha foglie verdi leggermente opache, dotate di una spina apicale legnosa presente, a volte, anche sullo stesso contorno delle foglie.
Lei, la pianta di agave, madre longeva può vivere dai trenta ai cinquant’anni.
L’agave produce un solo fiore, come un unico figlio e poi dopo la sua fioritura, quando il fiore è al massimo del suo splendore, quasi un riflesso dell’amore materno,  la pianta creatrice di tale bellezza comincia a perdere il suo fascino, il suo vigore ed infine muore.

Il mio simbolismo per la pianta dell’agave

Così penso all’agave come una donna matura e forte che  impiega tutte le sue energie per mettere al mondo questo unico fiore per poi morire tranquilla mentre la sua creatura cresce forte, bella e rigogliosa.
Penso ad un sacrificio d’amore.
Penso al desiderio più grande di una donna, quello della maternità.
Rifletto sulla natura stessa della donna che la chiama a compiere questo atto d’amore, nonostante tutto.
Penso all’amore di una made che è l’amore più puro ed eterno, perchè solo una madre riesce ad amare tutta la vita nonostante tutto. Una madre ama di un amore infinito.

Il fiore dell’agave, dopo la sua nascita, impiega diversi mesi per diventare grande, ma dona alla pianta madre la gioia di poterlo vedere fino alla sua completa bellezza e maturazione come per lasciarla morire felice della sua creatura.

Sempre sul fiore dell’agave

Un evento unico: la nascita di un fiore
Un vero sacrificio d’amore materno perchè oltretutto la pianta madre lo partorisce quando raggiunge la piena maturità, ossia dopo circa 10- 15 anni. All’inizio il fiore non è bello, come del resto anche tutti i neonati, ed assomiglia ad un grande asparago, ma poi cresce rapidamente ed in un solo mese prende ben cinque metri di altezza.
Il  fiore dell’agave si presenta su un lungo gambo con diramazioni che producono infiorescenze apicali di colore tra il verde ed il giallo.
Tali infiorescenze con il  tempo si allargano in piccole spighe dal profumo quasi di melone maturo per la gioia delle api.
I fiori sono dotati di  sei petali e sei stami, con semi che si distribuiscono nell’ambiente circostante. 

Gli altri tipi di agave: l’americana, la sisalana, la cerulata

Esistono diversi tipi di agave oltre all’angustifolia vi è l’agave americana che è quella con le foglie verdi o contornate di giallo ( che in Calabria chiamano zammara, liaria, luiara) e poi la sisalana dello Yucatàn, l’agave cerulata ossia quella azul o tequilana e tante altre.
Le agavi appartengono per lo più alla famiglia delle agavacee e sono piante succulente originarie dell’America centrale, del Messico e delle isole caraibiche.
Le agavi vennero introdotte in Italia intorno al XVI secolo

Etimologia

L’etimologia della parola agave deriva dal greco” ἀγαυός” cioè ammirabile, glorioso, illustre, nobile, per l’aspetto armonioso dell’agave soprattutto di quella sisalana quando è in fiore.

Agave ameriana e tequilana

Dall’agave americana e si ricavano varie bevande come l’aguamiel, ed il pulque di epoca precolombiana, ottenute per fermentazione del succo dell’agave americana.
Gli indiani cochini invece mangiavano le foglie dell’agave cerulata o tequilana. Attualmente dall’agave si ricava uno sciroppo dolcificante zuccherino, leggermente aromatico denso come il miele d’acacia. Dopo l’occupazione del centroamerica  si introdussero tecniche di distillazione dell’agave tequilana, sconosciute ai nativi del luogo, che oggi hanno introdotto sui mercati distillati come la tequila ed il mescal.

Gli usi dell’agave

La parte fibrosa delle foglie di varie specie di agavi soprattutto quella sisalana sono usate per realizzare corde, reti, ceste, stuoie, abiti, coperte e tappeti.
In Messico le foglie di agave, con la parte fibrosa in evidenza, vennero vendute come spazzole insaponate proprio perchè molte agavi contengono sapogenine da cui si sono anche ricavati cortisone ed estrogeni.

agave angustifolia

Agave anche in cucina

In passato le popolazioni messicane usarono anche le spine delle agavi in funzione di aghi per cucire o ami da pesca. Sempre gli indiani usavano la polpa delle foglie dell’agave per guarire piaghe, ferite, contusioni ed ustioni.
Gli indiani usavano Il succo dell’agave lechuguilla che significa piccola lattuga, (ossia quella endemica del deserto Chihuahua), per avvelenare la punta delle frecce, in relazione alle proprietà del succo simili a quelle di certi lattici tossici contenuti anche nelle lattughe ad esempio la virosa.


Oggi in cucina l’agave viene usato sotto forma di sciroppo in quanto ricco di fruttosio, al fine di dolcificante.
Il cuore della pianta dell’agave invece viene consumato come verdura per via del dal sapore dolciastro.

agave americana marginata

L’agave in medicina

In medicina la pianta dell’agave viene utilizzata come lassativo e purgativo, contro i disturbi della milza dei reumatismi della sciatalgia e per nevralgie ed infezioni della pelle.
La linfa fresca però può provocare irritazioni cutanee e dermatiti.


Il concentrato di cascami ossia i residui della lavorazione delle foglie dell’agave fornisce i precursori di droghe steroidi.

agave americana marginata

L’agave nella mitologia

E per finire, visto che amo la mitologia greca mi piace raccontare la storia di  Ἀγαυή (Agave), figlia di Cadmo re di Tebe e di sua moglie Armonia.
Agave, sposa di Echione dal quale ebbe una figlia di nome Epiro ed un figlio di nome Penteo che lei stessa uccise (non accorgendosi di un inganno di Dionisio) perchè il figlio Re si opponeva al nuovo culto di Dioniso, nella città di Tebe.


Dioniso che inizialmente era un Dio legato alla Natura e nello specifico correlato alla linfa vitale che scorre nelle piante fu in seguito rappresentato come Dio dell’estasi, della liberazione dei sensi, dell’ebbrezza del vino, insomma un Dio dalla natura sia maschile sia femminile, animalesca, divina e  tragica.

Dioniso rappresenta, nel suo delirio mistico, la natura primordiale ed istintuale che fa parte di ciascun essere vivente, la parte animalesca che permane  nell’uomo civilizzato come elemento embrionale, insopprimibile, che può riemergere ed esplodere in maniera violenta se repressa e non elaborata correttamente.

 

Le piante insegnano sempre qualcosa sulla natura e sulla natura umana e tutto questo è veramente affascinante, per questo in questa notte di luna calante ascolto la canzone: “avrai” di Claudio Baglioni

Bibliografia:
Guida alla flora dell’Aspromonte, Giovanni Spampinato, Laruffa Editore, 2014
Nuovo erbario figurato, G. Negri, edizioni Hoepli, 2014
Fiori del mare in Liguria, Marco Alberti, Edizioni grafiche Amadeo, 2008

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Patrizia Gaidano
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