La mia gallina Rosita e la cura naturale per la coccidiosi

Ricordo la mia gallina Rosita

Penso a Lei, la mia gallina Rosita ed anche alle sue sorelle: un’ovaiola rossastra di nome Pepita ed una livornese bianca di nome Livorn o Liborn.
Ricordo agli ultimi istanti di vita di Rosita e li racconto, a sua memoria, perchè Rosita è tornata ad essere un candido fiore azzurro che spunta dalla terra, colorando il mio prato.
Mi riaffiora alla mente quell’estate così calda, l’ultima estate di Rosita che cercai di curare in modo naturale quando prese la coccidiosi.

La malattia della coccidiosi

Mi rattristai quando Rosita, la mia gallina, prese la coccidiosi, un protozoo che si sviluppa nell’intestino dell’animale, causandogli debolezza e portandola al progressivo rifiuto di cibo ed acqua, con feci dapprima liquide e bianche e poi sanguinolente.
Mi documentai molto su questa malattia e lessi che è favorita da violenti sbalzi di temperatura e capita soprattutto in estate, favorita dal calore che diffonde i germi. Infatti lessi che, la coccidiosi, può portare l’animale alla morte, soprattutto se la gallina ha già i suoi anni.


Quando quest’estate vidi Rosita, così triste e con la cresta bassa,
  pensai subito a come curarla perchè lei lo aveva già fatto per me, curando il mio spirito e la mia anima da tempo sofferente.
Per questo domandai a me stessa cosa potevo fare per lei.

La mia cura naturale per Rosita

Così, vista la stagione, per alleviare la sofferenza della coccidiosi, le diedi dell’ottima anguria per integrare i liquidi, gli zuccheri ed i sali minerali che progressivamente stava perdendo, con la sua magrezza, ormai manifesta.
Pensai all’anguria che, d’altronde, era sempre stato il suo frutto preferito. Così miscelai all’anguria ortiche ridotte in farina,
  per il loro potere rimineralizzante ed un cucchiaino di polvere di diatomee.
Le diatomee, per chi non le conoscesse ancora, sono alghe brune unicellulari contenute nella farina fossile di Santa Fiora (Toscana). Questa farina fossile di Santa fiore permise a Nobel di confezionare la dinamite, miscelandola con la nitro glicerina.

polvere diatomee

L’uso della polvere di diatomee

Io conservavo sempre in casa una bella confezione di polvere di diatomee che avevo comprato su un sito (www.omlet.it), che vende molto ovunque ed in Inghilterra, dove c’è molta attenzione per la cura degli animali, in particolare i pennuti.
Su quel sito e su altri testi lessi che la farina fossile è ottima per il suo grande potere assorbente per cui pensai che, a livello intestinale, potesse contenere la diarrea ed i parassiti di Rosita. Così decisi  di spargerla anche a terra, nel mio verde pollaio, immerso nel prato, ove le galline si riservavano una zona per fare i bagni di terra.
Questa originale beauty farm, ossia il luogo dei bagni di terra, era un luogo fatto di terra, mischiata a sabbia, cenere di legna bruciata proveniente dalla mia stufa e polvere di diatomee.
Io l’avevo progettata per loro, in fase di realizzazione del pollaio, per la loro salute e bellezza.
In quella speciale beauty farm le mie galline ci passavano intere ore, rotolandosi in quel mix di terre, per prevenire acari e parassiti.
Per questo continuai per interi giorni a somministrare cure amorevoli a Rosita, sperando che non s’infettassero di coccidiosi anche le sue sorelle Pepita e Livorn.

Il vermicida a base di erbe di Omlet

Come cura naturale per la coccidiosi somministrai a Rosita anche un vermicida (sempre acquistato dal sito www.omlet.co.uk e di cui vedrete la foto in galleria) che contenesse aglio, timo, cannella, finocchio, menta e quassia, per bonificare il suo intestino.
Glie lo mischiai nell’anguria che era l’unica cosa che ancora mangiava con gusto.

Ricordando Rosita ed i suoi fiori preferiti di veronica persica

Ricordo sempre tanto  quei tempi e Rosita.
Lei che era la più forte di tutte, che beveva direttamente dall’innaffiatoio.
Rosita correva dietro alle api e mi rispondeva a tono quando la notte, tornando a casa, le chiedevo: “ci sei?”
Sorrido quando la rivedo mangiare con gioia
tutti i fiorellini azzurri della “veronica persica o comune” (detta anche occhi della madonna), una pianta perenne che cresce nei prati con delle fioriture azzurre molto belle, ma di brevissima durata, per la caducità dei fiori a quattro petali che sono di una fragile delicatezza.

L’amore per una gallina

Ricordo la delicatezza di Rosita che paragono a questo fiore celeste di veronica.
Penso a lei, piccola anima, che sembrava tanto forte mentre invece era fragile.
Lei che non c’è più fisicamente, ma rimane nel mio cuore, perchè io, come tutti coloro che possiedono animali, l’avevo umanizzata, facendola diventare componente della mia famiglia.
La rivedo mentre mi seguiva per il prato, fiondandosi verso di me, come una massaia indaffarata, nel momento in cui  mi vedeva scavare buche, per l’impianto degli alberi da frutto, perchè sapeva che li avrebbe trovato vermi freschi in buona quantità.
La leader del mio gruppetto di tre pesti scatenate che decideva dove dormire di notte e chi delle tre doveva mangiare per prima.
Lei che mi considerava amica speciale, gelosa quando le altre due pollastre mi becchettavano come gesto di socializzazione.
Rivedo Rosita, negli ultimi istanti di vita, quando becchettava solo più cachi acerbi, sapendo del loro potere astringente
Rosita parlava con la Natura ed io parlavo con Lei.
Lei ora è tornata alla terra e riposa in pace tra i fiori di veronica.

Se anche a te piace il fiore della veronica persica e vuoi sapere di più clicca qui.


Ed ora faccio volare i miei pensieri con: Ermal Meta: “Piccola Anima” , video con Elisa.

Patrizia Gaidano@ Copyright

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