Insegnare ai bambini a giocare secondo Natura

Giocare secondo Natura

Penso che sia importante giocare secondo natura e penso che i genitori moderni dovrebbero invogliare i loro figli a sporcarsi le scarpe di fango. Dovrebbero insegnare ai bambini a giocare secondo Natura.
Vi assicuro, lascia il segno!
A contatto con la natura si liberano endorfine ed i bambini crescono sani lontani dalle nevrosi che si creano con le moderne tecnologie.
A contatto con la natura si riespira e si vive la realtà tangibile che è totalmente diversa dalla realtà virtuale.
Per questo è importante già da bambini prendere coscienza del mondo verde al fine di ritornarci ed insegnarlo anche da grandi.
Osservando la natura si sviluppa il senso della scoperta e dell’avventura. S’impara il rispetto delle varie forme di vita e quello per il prossimo.
S’impara ad osservare ed a crescere con valori sani e genuini che solo la terra umile sa insegnare.
Per questo, se ora ci penso, mi viene da dare un consiglio a tutte le mamme affinchè facciano vivere i loro bambini a contatto con la natura.

Per questo riporto alcuni miei ricordi d’infanzia, felice di aver potuto viverela in questo modo.

Ricordi di bambina e spunti per un’infanzia felice

Ricordo che da piccola amavo uscire di casa per andare a passeggiare in campagna. Mi piaceva vagare senza meta per  prati, boschi e vallate, mi piaceva avventurarmi per fare nuove scoperte.
Era il mio gioco preferito e quando lo facevo mi spingevo sempre più in là.
Era irresistibile andare a zonzo per ore facendosi affascinare dalla natura che si esprimeva con i colori dei fiori.
I profumi poi cambiavano di stagione in stagione. Questo non te lo insegna nessun video gioco.


Mi piaceva respirare i profumi portati dal vento e pensare di cogliere i frutti degli alberi.
Mi ricordo i sentieri in campagna che percorrevo con i miei cuginetti.
Penso ancora ai furti di fichi ed alle nostre scarpe impigliate nei rami e poi le risate e la paura della casa abbandonata nel bosco.
Ricordo ancora perfettamente il giorno in cui la trovaammo, incoscienti dei mille pericoli.
Ero con Luca, mio cugino, più grande di me di due anni e sua sorela Elisa.
Quel giorno tornammo fradici e felici con l’adrenalina nel corpo e con le suole piene di fango.
Lo facemmo unicamente per vedere la casa del bosco, simbolo di mistero inviolabile per piccoli eroi.


Quella casa io la guardavo attraverso la rete del vecchio cancello chiuso, segnato dal tempo, che mi faceva sognare il suo interno, pensando ad una vita misteriosa e fantastica.
Mi ricordo però che temevo di incontrarne il guardiano cattivo, con la faccia da orco, che si mangia i bambini che giran soli per boschi.
Per fortuna però non successe mai nulla e noi bambini potemmo tenerci il nostro grande segreto dicendo ai nostri genitori, sempre più preoccupati, per i nostri rientri serali, che eravamo stati solo nella vallata sotto casa e non nella casa del bosco.

Un’infanzia felice a contatto con la natura

Per questo, ora, mi chiedo se l’infanzia dei bambini di oggi possa avere ancora tutto questo fascino, questa magia e spensieratezza.
Mi chiedo se i bambini di oggi, quelli che vivono in questa era virtuale fatta di immagini, sappiano ancora vedere dal vero un prato, sappiano capire che una pianta ha radici, che un frutto cresce da un albero e prima ancora da un fiore.
Mi chiedo se ancora sappiano sviluppare la fantasia.
Per questo mi reputo fortunata di aver potuto scoprire la vita giorno per giorno, in modo reale, grazie al contatto con la Natura.


Mi reputo fortunata di aver respirato a pieni polmoni l’aria pulita, di aver preso la pioggia senza l’ombrello, di aver soccorso uccellini caduti dal nido, di aver mangiato i frutti direttamente dagli alberi, di aver fatto ghirlande di margherite, di aver improvvisato mercatini di fiori e frutti a bordo strada.
Per noi bambini di campagna tutto era tangibile, tutto era osservazione, tutto era reale, tutto si sentiva, tutto si toccava con mano ed ogni scoperta era un’emozione, era apprendimento, sapore, gusto e gioia.
Tutto era un regalo della Natura che ci teneva per mano, accompagnandoci.
Noi bambini, negli anni, esplorammo tante cascine, abbandonate nel bosco, che ci trasmisero l’essenza di una vita semplice fatta di gente semplice: i contadini, che danno valore al contatto con la terra, perchè tutti noi veniamo dalla Terra.

La casa nel bosco, i fiori, i giardini mi fanno tornare bambina

Ricordo che ogni cascina abbandonata, che scoprimmo, aveva giardini diversi con fiori e piante particolari per cui, ogni cosa era novità e spunto per formulare idee e crescere.
Ogni giardino era lo specchio di un passato sano e reale che indicava vita, passione, lavoro, sentimenti, speranze e sogni.

La natura fa tornare bambini, crea stupore, meraviglia, emozione e cura l’anima ed il fisico.
Sarà per questo che sono cresciuta senza nevrosi, con dei valori, per questo ringrazio i miei genitori che hanno capito prima di me l’importanza della natura.

Così penso alla vita ora. Penso alla Natura, il sogno reale della mia vita e ringrazio Dio che me ne parla con il suo linguaggio.

Patrizia Gaidano @ copyright

 

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