Il fico d’India, una succulenta che si mangia tutta

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Il fico d’india mi racconta la storia della ragazza che crea i vestiti

La ragazza che crea i vestiti se ne sta sempre chiusa nel suo negozio.
Vedendola lì, nel suo chiuso silenzio, immagino che parli solo con i suoi pezzi di stoffa, dai tanti colori.
Sembra che solo quello sia il suo mondo ed il suo modo di comunicare.
Sembra che viva, come per interposta persona, grazie ai vestiti che confezione per le tante signore.
Per questo fu difficile per me farla parlare.
Fu difficile strapparle un sorriso.
Tra lei e la gente pone una barriera di spine come fa il Fico d’India, “Opuntia ficus-indica“, che protegge il suo frutto dal sapor zuccherino. Una pianta succulenta che si mangia tutta.

La Sicilia è il secondo produttore mondiale di fichi d’india

Quando, per la prima volta, un giorno, la vidi vestita fiorata le chiesi se amava le piante.
Lei ci pensò con molta attenzione e poi mi disse che amava proprio il fico d’India – “opuntia ficus-indica”.
Lo amava senza motivo, senza saperne il perché, come succede in amore.
Amava i suoi fiori lucenti nel sole. Ed io pensai che le somigliava tantissimo, nell’aspetto e nel cuore.
Poi mi raccontò che la Sicilia è il secondo produttore mondiale di fichi d’India dopo il Messico. Mi stupì molto perché io pensavo alle arance. Mi disse che questo succedeva proprio a sfavore degli aranceti, le cui piante vengono tolte a favore del fico d’india, che viene pagato di più. L’uomo decide anche su questo.
E scoprii che Lei era dolce come la polpa della sua pianta del cuore.

Le origini del fico d’India e la provenienza del nome

Il fico d’India oppure  “opuntia ficus-indica” appartiene alla famiglia delle cactacee ed è originario del Messico, ma è naturalizzato in tutto il bacino del mediterraneo e nelle zone temperate di America, Asia,  Africa ed Oceania. In Europa infatti fu portato da Cristoforo Colombo che ne caricava le navi per usarlo come verdura ricca di vitamina C utile a prevenire lo scorbuto.
La pianta del fico d’india venne chiamata così dall’esploratore per i frutti che ricordavano quelli del fico mentre d’India deriva dal fatto che Colombo nei suoi viaggi pensava di essere approdato nelle Indie orientali.

La descrizione della pianta del fico d’india

Il fico d’India è una pianta succulenta che immagazzina molta acqua nelle pale che, (nonostante il peso dovuto al contenuto di acqua), sono sostenute internamente da fibre lignificate che danno sostegno a tutta la pianta.
Le pale sono dette cladodi e sono lunghe da 20 ai 40 cm ed hanno forma ovale con la base appuntita, oltre ad essere provviste di spine che caratterizzano tutta la pianta.
Da buona pianta cactacea, il fico d’india, ama il sole ed il clima mite e gli ambienti rocciosi.


I fiori, di colore giallo, portati alla sommità dei frutti, spuntano a fine primavera.
I frutti rossi, verdi o gialli contengono semi marroncini oltre a tantissime minuscole spine dette glochidi.
E’ molto difficile raccogliere i fichi d’India proprio per le spine sui frutti che si devono spazzolare anche con rudimentali spazzole vegetali.

Come si puliscono i fichi d’india per poterli gustare? ( me lo insegna il signor Tommaso)

A pelarli  mi insegnò  il signor Tommaso, che con abilità prese un coltello per tagliare le due calotte superiori del frutto e poi, tenendolo con una forchetta, lo incise con un taglio longitudinale, per fare ruotare la buccia tutto intorno al frutto di modo da renderlo libero per la degustazione.
Quel giorno il signor Tommaso mi donò un succoso frutto rosso carminio ed io ne assaporai tutta la dolcezza.

Lo strumento detto “u coppo” e la “brocca”… in Calabria  i fichi d’india si prendono così…

In Calabria per prenderli usano uno strumento che chiamano ‘u coppo‘ che consiste in un cilindro latta forata, da entrambe le parti, con un restringimento interno che trattiene il frutto. Questo viene montato su un’asta che serve per raggiungere i frutti che stanno in alto sulle piante.

Sempre in Calabria per raccogliere i prelibati fichi d’india si usa anche una rudimentale canna di bambù la cui estremità superiore viene aperta nello stesso modo che utilizzavo io da bambina quando aprivo in più nastri lo stelo del tarassaco per farlo arricciare in acqua… un gioco d’altri tempi… una magia anche quella.
Questo curioso strumento che ho appena descritto viene chiamato: “brocca” e la cosa affascinante è che viene realizzato con quello che si dispone in natura, come saggia esperienza contadina insegna.

Il fico d’india in cucina, una pianta succulenta che si mangia tutta

I frutti del fico d’india oltre ad essere prelibati sono ricchi di calcio, vitamina C, fosforo, zuccheri, ed acidi organici.
I frutti si possono consumare al naturale o farne marmellate mentre le pale, purchè vengano raccolte giovani, sono ottime tagliate a pezzettini da cuocere con la loro stessa acqua, purchè debitamente spinate.
Amici sulla rete mi hanno dato anche questa ricetta delle pale pastellate: pulire le pale tenere del fico d’india dalle spine, sbucciarle (togliere la pellicina esterna) pastellarle e  farle fritte, credo una vera leccornia!
In Messico le pale vengono tagliate a striscioline ed usate come ripieno delle tortillas, con riso ed altre verdure.
I petali dei fiori sono anche essi commestibili e si prestano in insalate, decorazioni e confetture.
I semi possono essere seccati e macinati nelle farine che acquisteranno un sentore dal sapore nocciolato.

La ricetta della marmellata di fichi d’india

Ma non è finita amici, aggiungo la ricetta della marmellata di fichi d’india della mia amica Rosanna de Feudis:

Per ogni kilo di frutta 350 di zucchero. Sbucciare i frutti e tagliare a cubetti. Mettere in una pentola capiente e cuocere fino a quando si ammorbidiscono. Togliere dal fuoco e passare tutto nel passaverdura in modo da eliminare i semini. Rimettere sul fuoco e aggiungere lo zucchero. Raggiunta l’ebollizione aggiungere il succo di un limone. Lasciar cuocere fino a quando raggiunge la consistenza giusta, girando ogni tanto e a fiamma dolce. Quindi versare nei vasetti, tappare e capovolgere i vasetti. Lasciarli capovolti fino a quando non sono freddi. Conservare in dispensa. N.B. in questa marmellata è possibile aggiungere anche qualche petalo di fiore dei fichi d’india per renderla più coreografica ed appettitosa.

Ricordando che i fiori e le pale del fico d’India hanno proprietà diuretiche ed antispasmodiche, mentre il succo delle pale contiene mucillagini ed è un gastro protettivo.

 

La ragazza che fa i vestiti ora è mia amica e pensandola mentre si gusta il suo frutto preferito le dedico la canzone di Fiorella Mannoia: ” quello che le donne non dicono

Se vuoi leggere altre storie della tradizione calabrese leggi questo articolo cliccando qui.

Bibliografia:

  • La cuoca selvatica, Eleonora Matarrese, Bompiani, 2018
  • Guida alla flora dell’aspromonte, Giovanni Spampinato, Laruffa editore, 2014
  • flora del mediterraneo,  Schonfelder, Ricca editore, 2014
  • fiori spontanei del mediterraneo, David Burnie, Fabbri editori, 1999

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