Il Favagello è l’unico ranuncolo commestibile, ma non piace alle api

Descrizione del favagello o ranuncolo ficaria e la metafora della signora della primavera

Stava lì nascosta sotto la pianta del fico forse per indicarmi la somiglianza dei suoi tubercoli radicali con il frutto del fico.
Se ne stava lì con i suoi fiori lucidi, di un colore giallo vivo, a preannunciare il calore del sole che accoglie lo splendore della primavera.
In una visione prospettica, dall’alto, i suoi fiori stellati, formati da otto a dodici petali, facevano sognare piccole ninfee gialle, sospese in un letto di foglie, teneramente cuoriformi e carnosette di un verde intenso e lucente.
Lei era una pianta di ranuncolo, dai fiori marzolini, che a distanza faceva immaginare dei  bottoni dorati, che impreziosivano il prato,  ed il suo nome, mi disse, era: Favagello ( in riferimento ai suoi frutti che ricordano la forma delle fave), ma si faceva chiamare anche ranuncolo Ficaria (per la forma delle foglie, simili al fico).

vanità da debuttante

Insomma quel giorno avevo incontrato una pianta astuta che spariva dopo la fioritura per riapparire,  come le prime donne, al gran ballo di primavera, al pari di una debuttante, che sfoggia il suo vestito fatto dapprima di foglie (che compaiono a febbraio) e poi di fiori (che compaiono a marzo). Fiori così vistosi e laccati a puntino che, come tutte le belle donne, non possono essere dimenticati! (anche se non bottinati dalle api, infatti i fiori non piacciono alle api).
Quel giorno avevo conosciuto una signora ingegnosa che danzava e si diffondeva nel mio prato, più che con i semi, grazie ai suoi piccoli bulbilli (tubercoli) radicali che si staccavano  dalla pianta madre grazie all’azione involontaria delle piogge, dell’uomo e degli animali.

corteggiami

Il ranuncolo ficaria o favagello in cucina ed in erboristeria

Questa signora della primavera inoltre era l’unico ranuncolo commestibile che consentiva a noi uomini di cibarcene in cucina come verdura, dal gusto leggermente neutro, lessando le sue giovani foglie, prima della comparsa dei fiori, oppure consumandole a crudo, per sfruttare appieno il loro alto contenuto di vitamina C ( che in passato ne valse il consumo contro lo scorbuto), naturalmente in aggiunta alle insalate miste ( non più di dieci foglie associate a qualche petalo dei fiori). 
Quel giorno la pianta del favagello mi confidò che, anche le sue radici lessate erano commestibili. La pianta però sapeva di essere considerata tossica, per la presenza di anemonina, per cui la si doveva consumare moderatamente.

…sei all’altezza?

Ma la nostra signora, così chic, anche se tralasciava di raccontarlo, era anche conosciuta come ‘erba delle emorroidi’ . Questo proprio per le sue proprietà cicatrizzanti ed anti emorroidali, mediante uso delle radici fresche e di cataplasmi di foglie fresche sulle zone colpite.
Questa sua particolarità erboristica, già nota grazie alla teoria della “segnatura” che fa riferimento alla forma  delle radici tuberose, simili alle emorroidi, ne fece un utile rimedio proprio per alleviare il dolore emorroidale raccogliendola fresca prima della fioritura. Un’altra caratteristica erboristica della pianta è l’uso del latice caustico contro le verruche.

insieme con il sole

I nomi del ranuncolo ficaria in altre lingue e la diffusione della pianta

Quel giorno la bella signora mi raccontò di appartenere alla famiglia delle ranuncolaceae, mentre la sua origine era Europea (da qui i suoi nomi in altre lingue, ossia in inglese: Lesser Celandine, in  francese: renoncule ficaire, in tedesco: Scharbockskraut, in spagnolo: celedonia mayor), ma poi importata in altri continenti come le Americhe.
Lei mi disse che era diffusa in tutta Italia ed era amante dei terreni freschi e calcarei, dei campi coltivati, dei margini dei fossi, dei sottoboschi erbosi ed amava diffondersi a chiazze facendo vedere le sue belle foglioline, dalle venature marcate, verdi scure, dal colore non uniforme perchè spesso contraddistinto  da una caratteristica macchia scura.

come ninfee

E’ bello scoprire la realtà di un fiore perché ci dice che:

la realtà a volte può sembrare completamente diversa da come appare

 

Bibliografia:
Nuovo erbario figurato G.Negri, Hoepli, 2014
Erbe consentite, erbe proibite, Ida Salusso, VerdeLibri edizioni, 2014
Riconoscere i fiori spontanei d’Italia e d’Europa, Margot e Roland Spohn, Ricca Editore, 2013
Riconoscere e cucinare le buone erbe, Vita di Campagna, Edizioni L’informatore Agrario, 2011
Erbe spontanee commestibili, Riccardo Luciano, Carlo Gatti, edizione ArabAFenice, 2007

Patrizia Gaidano@ Copyright

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